| |

|
|
|
12 maggio 2007
LA PIAZZA CHE AVREI SCELTO
Devo ammetterlo, la scelta della piazza sarebbe stata ardua…S. Giovanni o Piazza Navona? La famiglia o la laicità dello stato? Se mi permettete direi che una cosa non esclude l’altra, tutt’altro. Lo stato DEVE essere laico e deve anche sostenere quella che è l’unità strutturale e funzionale della società: la famiglia.
Ma se proprio avessi dovuto scegliere sarei andato a piazza Navona, senza ombra di dubbio. E i motivi sono diversi.
1- Mi ritengo un uomo di destra e per destra non intendo l’equivoco destra-Berlusconi, ma intendo quella che ha radici storiche nel movimento sociale. La vera destra non è mai stata costituita da chierichetti; spesso le idee della destra e della chiesa coincidono (anche se non sempre), ma le motivazioni sono diverse. Mi riferisco ad esempio ai temi etici legati alla difesa della vita, dove la chiesa porta motivazioni religiose, io ideologiche e scientifiche.
2- Il Family Day è stato architettato come opposizione al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e non riesco assolutamente a trovare alcun nesso tra tale riconoscimento e un eventuale indebolimento della famiglia. Anzi la famiglia tradizionale deve essere sempre più tutelata e incentivata, ma ogni forma consapevole di unione e amore deve essere almeno riconosciuta come tale dallo stato. Lo stato deve almeno prenderne atto e possibilmente garantire alcuni limitati ma importanti diritti. Lo stato non può ficcare il naso nelle scelte individuali, affettive e sessuali dei suoi cittadini; lo stato non può limitare la felicità delle persone.
3- Gran parte dei politici presenti al Family Day sono divorziati e risposati o conviventi e questo è stato possibile grazie al referendum sul divorzio, il cui anniversario veniva ricordato proprio a Piazza Navona. L’amore può finire, il divorzio è stato una grande conquista civile di questo paese.
Come ha detto qualche giorno fa il comico Crozza, sarebbe molto meglio un “cazzi miei day” dove si festeggia la possibilità di vivere l’amore come ciascuna coppia vuole, dove si celebra uno stato laico che sostiene fortemente la famiglia senza però far finta che non esistano altre realtà, dove finalmente si possa esultare perché si avrebbe la fortuna di vivere in uno stato europeo e non bigotto, retrogrado e ipocrita.
| inviato da il 12/5/2007 alle 20:50 | |
|
|
|
16 aprile 2007
CI MANCAVANO SOLO LORO....
Sono passati pochi giorni dalla prima protesta cinese a Milano e sono ancora sconvolto. Sono sconvolto perché mi è crollato un mito: anche i cinesi protestano!
Me li immaginavo ricurvi sul lavoro 15 ore al giorno, in grado di vivere senza dedicare neanche 10 nanosecondi alla propria vita e al tempo libero, menefreghisti nei confronti dei propri diritti; insomma degli pseudoautomi, dei cyborg progettati per lavorare. Niente di più sbagliato! In patria sono così, ma in Italia, il paese dei balocchi, siamo persino riusciti a farli protestare!
E subito i falsi buonisti politically correct hanno iniziato a vomitare le solite parole: “dialogo”, “veniamoci incontro”, “integrazione”, “discutiamo con loro”, come se per i cinesi in Italia dovesse essere redatto un codice civile a parte!
Non c’è nulla da discutere. Nessuna iniziativa per “venirci incontro”. Esiste la Legge, una, uguale per tutti e va rispettata. Questa è la vera integrazione. Questa è uguaglianza. O vogliamo anche in questo caso tollerare certi comportamenti che ai cittadini non sono tollerati?!?
L’unica cosa positiva che i cinesi portano alle nostre città è l’eliminazione del randagismo canino, con la conseguenza che però potreste ritrovarvi il vostro Bobby negli involtini primavera…
| inviato da il 16/4/2007 alle 23:54 | |
|
|
|
31 marzo 2007
IL PACCO BERSANI PER LE LIBERALIZZAZIONI
| inviato da il 31/3/2007 alle 19:55 | |
|
|
|
18 marzo 2007
IL CASO MASTROGIACOMO E L'UMILIAZIONE ITALIANA
La gestione del caso Mastrogiacomo da parte del governo italiano è patetica. Subito dopo il sequestro gli annunci smielati di Prodi & company si sono sprecati: “faremo tutto il possibile per liberarlo”. Il premier è rimasto a palazzo Chigi giornate intere, D’Alema si è accampato nella Farnesina.
E’ bastato poco e la richiesta talebana si è palesata: la liberazione di tre prigionieri in cambio della vita del giornalista italiano. Immediatamente i nostri governanti si sono genuflessi sussurrando: “d'altronde lo scambio di prigionieri fa parte della cultura di quel paese” (forse dimenticano che anche la lapidazione delle donne e le coltivazioni di papavero da oppio fanno parte della cultura di quel paese e seguendo questo principio dovremmo tornarcene a casa visto che anche la guerra fa parte della cultura di quel paese).
I tre terroristi oggetto dello scambio sono stati liberati, il mullah talebano si è assicurato la sua bella dose di pubblicità (e magari anche una bella dose di denaro per il riscatto?), il nostro paese si sta sputtanando agli occhi del mondo…ma Mastrogiacomo non è ancora libero! Una nota del governo sottolinea come “tutte le richieste talebane sono state esaudite” (giusto per sottolineare ’umiliazione nazionale).
Se fossi il Mullah Dadullah farei un’ultima richiesta per completare la presa per il culo a danno dell’Italia: una bella Iacuzzi in cambio della vita del giornalista.
Il messaggio è chiaro: avete dei desideri? Rapite un italiano e Prodi-Genio della Lampada sarà pronto ad esaudirveli.
Non ci sono dubbi: i sequestri di nostri concittadini saranno destinati ad aumentare in tutte le zone sensibili del pianeta.
| inviato da il 18/3/2007 alle 21:5 | |
|
|
|
1 marzo 2007
DITEGLI CIO' CHE PENSATE DI LUI
E’ stato eletto nella coalizione che si opponeva a Prodi; ora proprio grazie al suo voto, Prodi potrà continuare la sua lenta agonia trascinando con sé il paese.
Volete dire 2 paroline al Senatore Marco Follini? Potete farlo inviando una mail a: info@marcofollini.it
Buon divertimento!
| inviato da il 1/3/2007 alle 15:11 | |
|
|
|
22 febbraio 2007
LA MORTADELLA RISCALDATA
Una qualsiasi persona dotata di un minimo di dignità e orgoglio avrebbe rifiutato ogni possibilità di tentare il “bis” con la stessa flebile maggioranza che più volte lo ha pugnalato al senato. Ma si sa, quelle sono doti che raramente appartengono alla classe politica, perciò l’attaccamento alla poltrona rappresenta l’istinto primordiale a cui mortadella non può resistere.
Vuole una seconda chance, fa la voce grossa verso gli alleati, non rendendosi conto che ormai la sua stagione politica è definitivamente tramontata. Prodi è morto. Per sempre. Potrà ritentare una seconda volta, ma sugli spalti del senato non troverà di certo una folla in delirio che, con una standing ovation gli griderà “Bis! Bis! Bis!”. Potrà trovare il Follini di turno pronto a svendersi pur di un contentino e così saremo costretti a sorbirci qualche altra settimana di un governo patetico, sempre sul filo del rasoio, fino a che qualche senatore dissidente non decida di andare al cesso nel momento di una votazione importante…e così si tornerà punto e a capo.
I suoi alleati sono pronti a riscaldare la mortadella solo per il semplice fatto che sono pienamente consapevoli del fatto che una elezione nel breve periodo comporterebbe una disfatta megagalattica. A rimanere fregata come al solito è l’Italia, puntualmente presa per il culo da tutto il pianeta.
La seconda possibilità spesso non si concede neanche al partner, non vedo per quale motivo 58 milioni di italiani debbano concederla a chi non è stato in grado di governare per più di qualche mese.
| inviato da il 22/2/2007 alle 15:7 | |
|
|
|
6 febbraio 2007
IL FURTO DI PETROLIO
Dodicesimo produttore al mondo di petrolio, ottavo esportatore e sesto produttore Opec, la Nigeria ricava dal greggio il 20% del suo Pil, il 95% della sua valuta e il 65% delle sue entrate pubbliche. Ma è una benedizione che spesso si rovescia in maledizione per il modo assolutamente ineguale con cui questa ricchezza è distribuita, col 60% della popolazione sotto al livello di povertà e il 33% addirittura che deve sopravvivere con meno di un dollaro al giorno. La gran parte di questi poverissimi, tra l'altro, sta proprio nella zona del Delta del Niger, quel SudEst che è invece la zona dove quasi tutta la ricchezza petrolifera è concentrata. Ed è appunto in seguito a questa storica lamentela se il Sud-Est è in rivolta pressochè permanente da almeno quarant'anni, anche se nel complicatissimo mosaico etnico nazionale attraverso il tempo si sono date il testimone varie popolazioni nella guida delle varie ondate di protesta.
Ora è il “Mend”, movimento di guerriglia nato all’interno dell’etnia Ljaw, a darsi da fare attivamente nella lotta contro il governo centrale e le compagnie petrolifere. Attentati, omicidi, sequestri di persona, fino a quelli ai danni dei dipendenti dell’Eni, ancora oggi nelle mani dei ribelli.
Ma ciò che accade più spesso è quel fenomeno che ci viene proposto come “furto di petrolio”: bande di poveracci più o meno organizzate sabotano gli oleodotti per raccogliere qualche scodella di oro nero, provocando a volte esplosioni gigantesche. Questa è considerata dal governo centrale e dalle compagnie petrolifere una grande piaga da combattere.
Come al solito ci impongono una visione alla rovescia del mondo e occorre sempre essere vigili e svegli per ristabilire la realtà dei fatti.
Il vero furto è quello operato dalle compagnie petrolifere e dal governo corrotto: il furto di benessere. Estraggono greggio senza misure di sicurezza e i proventi svaniscono nei meandri della pubblica amministrazione nigeriana. Alla popolazione locale, i nuovi schiavi del terzo millennio, non va nulla. Anzi a loro vanno i fiumi avvelenati, le terre mai più produttive, l’aria inquinata dai vapori di idrocarburi, monossido di carbonio, fuliggine e metano. A loro vanno le piogge acide, gli scarti della lavorazione petrolifera e le navi petroliere che puliscono le cisterne di fronte ai loro villaggi. A loro va la mancanza di diritti, il degrado ambientale, la repressione governativa, le misteriose sparizioni di leader locali e le bugie delle compagnie petrolifere.
E’ questo il prezzo che i poveracci devono pagare affinché, a migliaia di km di distanza, una mamma possa andare in auto a fare la spesa per rimpizzare suo figlio obeso di merendine industriali.
D’ora in poi, quando vai dal distributore per fare il pieno alla tua bmw da 220 cavalli, pensa che da quella pompa esce odio, schiavitù, morte, degrado e sangue.
| inviato da il 6/2/2007 alle 15:46 | |
|
|
|
15 gennaio 2007
LE FARFALLE VOLTEGGIANO FELICI...IL 10 GENNAIO!!!
“Solo quando l’ultimo albero sarà morto, l’ultimo fiume sarà stato inquinato e l’ultimo pesce sarà stato catturato, l’uomo capirà che non può nutrirsi di denaro!”. Questo è l’inquietante giudizio dato molto tempo fa dei vecchi indiani d’America; non si tratta solo di una raffigurazione credibile di ciò che sta per accadere, ma anche e soprattutto un giudizio severo ed inappellabile sulla cecità umana.
Stiamo correndo in automobile, spensierati e felici verso un muro di cemento armato; di fronte agli avvertimenti autorevoli riguardo allo schianto, c’è sempre qualche voce rassicurante che ci convince ad accelerare sostenendo che non esiste nessun muro o che se esiste, si potrà affrontare il problema in un futuro più o meno prossimo.
Per coloro che hanno un sentimento religioso potrei dire come la Bibbia sancisca che l’uomo è custode (non proprietario) del pianeta; per coloro che hanno a cuore la loro qualità della vita e quella dei loro figli potrei dire che moralmente non abbiamo il diritto di depredare e disintegrare ciò che si è formato nell’arco di 4,5 miliardi di anni; per tutti direi che allo stato delle cose non conosciamo un altro pianeta dove vivere.
Non ci sono possibilità diverse, la soluzione è unica: lo sviluppo sostenibile; la soluzione è una profonda modificazione delle nostre abitudini e dei nostri sistemi produttivi a tutto vantaggio del pianeta, della nostra salute, del nostro benessere e quindi della qualità della vita. Forse non è in gioco la sopravvivenza della razza umana, ma sicuramente è in gioco una dignitosa sopravvivenza della razza umana (senza considerare la distruzione delle altre forme di vita).
Gli esperti dicono che “oggi, nell’arco di una sola generazione, abbiamo la possibilità di ridurre l’impatto di ogni settore produttivo sull’ambiente di circa il 95%”; le capacità tecnologiche ci sono, ma ciò che manca è la volontà politica e la resistenza di lobby molto influenti fa il resto del lavoro... E allora cosa fare? La politica energetica è senza dubbio uno degli strumenti principali per dar vita ad uno sviluppo sostenibile. Una idea interessante potrebbe essere quella di iniziare la riconversione energetica attraverso misure poco costose, ma molto efficaci, rivolte ad incentivare quello che gli esperti del settore chiamano “la prima fonte di energia”: il risparmio energetico.
Il risparmio energetico permette una sensibile riduzione dell’utilizzo di combustibili fossili e come conseguenza un decremento delle emissioni di gas serra. Qualche esempio? Eccoli:
1- Abolizione dell’imposta annuale di bollo ed eliminazione dell’IVA per le autovetture alimentate da propellenti alternativi (elettricità, gpl, metano, energia solare, celle combustibili-idrogeno, biodiesel).
2- Prestiti a tasso zero per coprire almeno il 50% (se è possibile anche una percentuale superiore) delle spese effettuate da privati ed enti pubblici per l’acquisto e l’installazione di pannelli solari e fotovoltaici presso abitazioni private o edifici pubblici (scuole, ospedali,…).
3- Obbligo di vendere solo ed esclusivamente lampade LFC (Lampade Fluorescenti Compatte) entro 2 anni. Le LFC sono caratterizzate da un minor consumo e da una maggiore durata.
4- Obbligo di vendere solo elettrodomestici in classe A entro 2 anni.
5- Abolizione dell’IVA per la ristrutturazione di edifici con criteri di tutela ambientale e di risparmio energetico.
6- Obbligo del certificato energetico per le nuove costruzioni pubbliche e private; anche le opere di edilizia pubblica popolare devono essere in possesso di certificato energetico.
7- Obbligo per la Pubblica Amministrazione di acquistare solo materiale ecocompatibile e rispondente a criteri di risparmio energetico.
Le misure che invece comportano un impegno maggiore per lo stato, oltre che un tempo più lungo per l’attuazione, sono le seguenti:
1- Costruzione di rigassificatori, che permetterebbero un maggior utilizzo del metano, una fonte sicuramente inquinante ma molto meno rispetto al petrolio. I rigassificatori consentono anche di diversificare l’approvigionamento di combustibile, mettendoci al riparo da eventuali problemi nei paesi esportatori (vedi crisi tra Russia e Ucraina o tra Russia e Bielorussia).
2- Realizzazione di micro-impianti idroelettrici a basso impatto.
3- Partecipazione a progetti internazionali di ricerca sull’idrogeno e su altre fonti rinnovabili.
4- Forti incentivi fiscali per le imprese che trasferiscono i trasporti delle merci su rotaia.
5- Progettazione di una efficiente rete ferroviaria ad alta velocità e alta capacità, con collegamenti rapidi verso i paesi confinanti.
6- Progettazione di centrali eoliche e solari.
| inviato da il 15/1/2007 alle 22:37 | |
|
|
|
9 gennaio 2007
CHI SONO I VERI DISABILI?
Gianluigi è salito sull’autobus romano della linea 40, come fa spesso. E come spesso accade salgono dei loschi figuri; uno di questi (nordafricano) infila la mano nella borsetta di una anziana signora, come spesso accade.
Gianluigi osserva tutto e grida alla signora che la stanno derubando. Nei film i ladri colti sul fatto scappano, fuggono a gambe levate; nella vita reale no, sono impuniti, sono i padroni, hanno il diritto di fare quello che stanno facendo. Insultano Gianluigi per i suoi lievi handicap, qualche schiaffetto di correzione per fargli imparare la lezione e alla fermata successiva scendono tranquillamente.
Sembra quasi che questo sia avvenuto in un autobus deserto…invece no. Gli altri passeggeri hanno osservato lo spettacolo e hanno pensato bene di farsi gli affari loro.
Il Sindaco Veltroni ha elogiato Gianluigi: “L’eccezionale coraggio dimostrato da Gianluca fa parte dell'anima di Roma, che ogni giorno riesce a dare prove concrete di quel senso di solidarietà e responsabilità in grado di contribuire a garantire la migliore qualità della convivenza civile e della sicurezza nella nostra città”. Viene da sorridere pensando che invece Gianluigi è solo una microscopica eccezione a quella che in realtà è la vera anima di Roma, anzi dell’Italia.
Gianluigi ha sbagliato: doveva tacere, nascondere, omettere, essere indifferente, fregarsene, pensare solo a se stesso. In questo modo avrebbe rappresentato la vera anima disabile del nostro paese. Lui non è disabile, lui è uno dei pochi normali.
| inviato da il 9/1/2007 alle 14:34 | |
|
|
|
5 gennaio 2007
UNA IDEA PER LE UNIONI CIVILI
Il tema delle unioni civili si sta prepotentemente affacciando nell’agenda politica italiana; d'altronde non poteva essere altrimenti: in tutta Europa la questione è stata regolamentata e solo l’Italia manca all’appello.
Si tratta però di argomenti delicati in cui bisognerebbe mettere da parte le ideologie ed il proprio credo religioso: lo scopo è di riconoscere dei diritti a chi oggi non si sente tutelato. Di fronte a questa rivendicazione la politica non può nascondere la testa nella sabbia, ma deve affrontare l’argomento, anche se scomodo.
Probabilmente questa potrebbe essere l’occasione per rivedere anche le politiche sociali e per la famiglia inserendo le unioni civili.
Facciamo un po’ di chiarezza; innanzitutto il matrimonio da un punto di vista giuridico è un contratto (inserito nel diritto pubblico) dove i soggetti sono 3: i due coniugi e lo stato. I due coniugi assumono dei doveri l’uno nei confronti dell’altro ed insieme nei confronti dello stato; in cambio lo stato offre loro dei diritti (penso ad esempio alle agevolazioni fiscali), che in fin dei conti avrebbero lo scopo di tutelare quella che fino ad oggi è stata l’unità strutturale e funzionale della società.
Oggi non ci sono alternative, si passa dal nulla al matrimonio; sarebbe auspicabile inserire le unioni civili ad un livello intermedio tra queste due situazioni. Ovviamente la parificazione al matrimonio è impensabile: chi vuole godere della totalità dei diritti forniti dal matrimonio dovrà assumersi i relativi doveri nei confronti del partner e della collettività e di conseguenza sposarsi; scorciatoie o vie alternative, secondo la mia idea, sarebbero sbagliate.
Le unioni civili potrebbero essere inquadrate come una sorta di contratto (nell’ambito del diritto privato) tra i due soggetti contraenti (non a caso parlo di 2, si dovrebbe escludere esplicitamente la poligamia) in cui lo stato non ha nulla a che vedere; le parti possono scegliere le modalità in cui tale contratto deve essere applicato e come può essere sciolto. Lo stato ne prende semplicemente atto.
E’ ovvio che si tratterebbe di una unione più elastica del matrimonio vero e proprio: dal punto di vista legale presenterebbe meno doveri e di conseguenza meno diritti rispetto al matrimonio stesso.
Penso ad esempio che non debba esserci una tassazione agevolata per le coppie di fatto; ma credo che la reversibilità della pensione sia possibile (se i contraenti decidono di inserirla nel contratto), così come credo sia possibile attribuire la priorità al partner per quanto riguarda l’eredità dei beni immobili oltre che la possibilità di assistere il partner per quanto riguarda l’aspetto sanitario.
Per semplificare potrei dire questo: volete i diritti e i doveri del matrimonio? Allora dovete sposarvi. Se non volete assumervi quei doveri e volete un legame meno rigido allora vi offriamo la possibilità di stabilirlo tra voi tramite un contratto legalmente riconosciuto.
Penso inoltre che la legge dovrà prevedere delle norme precise per la tutela dei figli, nel caso in cui in una coppia di fatto venisse a crearsi questa situazione. Quindi nel momento in cui nasce un figlio, a quel contratto precedentemente stipulato, si dovrebbero aggiungere automaticamente delle norme a protezione del figlio e penso che in questo caso la coppia possa accedere ai benefici fiscali previsti dalla legge (detrazioni o deduzioni per i figli a carico). Come conseguenza di ciò si capisce che i figli li avranno solo coloro che potranno averli naturalmente o che hanno i requisiti di legge per adottarli: le coppie gay possono accedere alle unioni civili, senza la possibilità di avere o adottare bambini.
Questa è in sintesi la mia idea.
| inviato da il 5/1/2007 alle 14:35 | |
|
|
|
|
|
|